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Ai bambini del Nepal 200 penne danno speranza

Antonio, compagno di Maria, affiliata del nostro punto vendita 101CAFFE’ di Settimo Torinese, è appassionato di viaggi.
Ha scelto il Nepal come meta del suo ultimo itinerario, alla ricerca delle “piccole cose che fanno la differenza”.
Antonio è al suo secondo viaggio in Nepal, ma quest’anno si è spinto nella valle dell’Himalaya, all’interno, per poter raccontare la vita nei villaggi, dove le capanne hanno i tetti di paglia e lo sterco è attaccato alle pareti, con bambini e animali ovunque.

Abbiamo intervistato Antonio, entusiasta di poter condividere con noi le emozioni uniche ed incredibili che il Nepal gli ha regalato. Di seguito il racconto della sua esperienza.

Il Nepal è uno dei paesi più poveri al mondo, per densità di popolazione e infrastrutture fatiscenti. Come in altri paesi poveri, i bambini sono impegnati nei lavori domestici fin dall’infanzia: preparano il cibo per gli animali, badano ai fratellini, si occupano di prendere l’acqua e la legna che serve in casa, oppure lavorano nei campi in mezzo alla polvere che irrita gli occhi, la gola, le narici. Fuori dalla valle di Kathmandu, salgono ripide le montagne, ma le vette sono dolci e basse. I villaggi che raggiungo, dopo una lunga escursione, presentano una struttura similare: gabbie di legno per polli e bufali anticipano il cuore della piccola comunità, poi iniziano a sorgere le piccole case dei contadini, a volte in legno, a volte in mattone, a volte di cotto.

Lo stile di vita, di gran lunga distante dagli agi dell’Occidente, non fa però perdere di vista l’importanza che per questi bambini rappresenta la possibilità di poter ricevere un’istruzione. Basti pensare che per raggiungere la scuola spesso sono costretti a “scivolare” attraverso metri di filo metallico da una sponda all’altra di un fiume… Dopo i due terribili terremoti che hanno letteralmente sconquassato il paese asiatico nel 2015, ci sono stati segnali di ripresa, tanto che quei distretti maggiormente colpiti hanno ricevuto materiali didattici, kit ricreativi ed altro ancora, grazie al sussidio concreto di associazioni ed organizzazione internazionali.

I bambini sono allegri, ridono e parlano ad alta voce come tutti i bambini del mondo: hanno occhi grandi e neri e per loro rappresento una novità, forse una delle poche in posti così sperduti ed isolati dal resto del paese.  
Qui il turismo non è radicato e i bambini non sono mercenari, non cercano denaro, ma apprezzano quell’aiuto materiale che può far loro una differenza enorme, che si impone come una speranza meravigliosa: quella di poter crescere in un ambiente scolastico sano ed organizzato, in un paese dove tali condizioni sono molto difficili da trovare, nonostante le sue incredibili meraviglie.
Per me è stato molto difficile trattenere manifestazioni di commozione, quando mi hanno accolto, impietriti ed affascinati, gioiosi ed esultanti alla vista delle 200 penne 101CAFFE’ che hanno subito “testato” sulle loro mani, custodendole gelosamente.
Qui i bambini non hanno modo di avere penne per scrivere singolarmente e le poche che hanno sono un privilegio da condividere con la comunità.

Il sorriso, la gratitudine, il rispetto sincero e non ossequioso, ma emozionato sono i tratti comuni di chi popola queste montagne: basta un namaste per farli ridere e iniziare a giocare con loro, a fotografarli felici e a lasciarsi catturare dai loro sorrisi spontanei.
Cosa mi ha lasciato questo viaggio: al ritorno in Italia, dopo un soggiorno di quasi venti giorni, raggiungendo casa dall’aeroporto, ho pensato che “qui tutto adesso mi sembra così piccolo” ed è la stessa sensazione che avevo da bambino, di ritorno da ogni viaggio lontano, una magia che si è ripetuta e che avevo dimenticato. Si allargano gli orizzonti: sono le “piccole cose a fare la differenza” e la voglia di ripartire subito diventa quasi un’ossessione
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