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Da un’esperienza vissuta, a una tutta da vivere: dal Senegal all’Italia, ai tempi del Coronavirus

Un'esperienza in Senegal

La passione per i viaggi non l’ha mai abbandonato e dopo il Nepal, ecco il Senegal: Antonio, compagno di Maria, affiliata del nostro punto vendita 101CAFFE’ di Settimo Torinese, ci regala un altro emozionante racconto, un’esperienza vissuta tutta d’un fiato, dove i protagonisti sono ancora i bambini, oltre al mix di paesaggi, tradizioni, civiltà di questo stato allegro e gioioso dell’Africa Occidentale.

I senegalesi lo chiamano il “Paese della Teranga”, che in lingua locale significa accoglienza, ospitalità, apertura al prossimo, quotidianità condivisa, scambio di emozioni e di sorrisi. Se aggiungiamo il delizioso thè à la menthe (tea alla menta) ed il ritmo del djembé (il tipico tamburo a calice), il Senegal si presenta come qualcosa di semplice, genuino e caloroso.

Ho volutamente scelto il Senegal come destinazione, perché la voglia di avvicinarmi al continente africano era tanta, nonostante la consapevolezza degli imprevisti che avrei potuto incontrare, con un viaggio fai da te ed una lingua, il francese, che conosco poco. Il continente nero spaventa, ma non definirei il Senegal pericoloso, tutt’altro: mi sono lasciato conquistare dai suoi contrasti, i ritmi lenti eppure caotici, dalla radicata gentilezza di chi ha poco e quel poco che ha, desidera condividerlo. Sono partito da Torino il 20 febbraio, per “vivere” in venti giorni i luoghi e le persone di questo fantastico paese, anche se le difficoltà negli spostamenti non sono mancate, una terra con tanti problemi, dall’inquinamento, alle condizioni igieniche molto approssimative, dove i bambini già da piccolissimi sono costretti a lavorare.

Ci si rende subito conto di questo, già quando si arriva all’aeroporto di Dakar, dove la sporcizia si mescola agli odori, ma i sorrisi e lo stupore della gente incontrata camminando, su un autobus sgangherato, un taxi collettivo tra due gigantesche maman, sulla spiaggia tra mucche ed avvoltoi o all’affolatissimo mercato del pesce, ti fanno dimenticare lo scenario degradato e la pienezza della vita quotidiana senegalese ti entra letteralmente nelle ossa.
L’Africa, il Senegal, sono un inno alla condivisione, anche nel gusto di alcuni piatti tipici tradizionali, semplicissimi eppure tanto saporiti che, con il cucchiaio o con le mani, vanno spartiti con chi è a tavola o più facilmente seduto per terra.

Per non parlare dei bambini, l’uomo bianco che mette mano nella borsa di stoffa, ha attirato centinaia di bambini curiosi, chi con cenci strappati, chi addirittura nudo, tutti alla ricerca del piccolo, ma per loro grande cadeau: una delle coloratissime penne 101CAFFE’!
In Senegal i bambini li vedi ovunque, sono tanti e spesso ti stanno attorno, alla ricerca di caramelle, penne, quaderni, fotografie, parole.
Tutti ti vogliono stringere la mano, farsi vedere e vederti e ti sorridono sempre.
Quanto sorridono, parlano ed emanano vita, energia, tenerezza.
E’ difficile, per le nostre teste mettere assieme la loro allegria con la precarietà del vivere delle persone di questa parte di mondo, ma deve essere un monito fondamentale da riportare al ritorno.

Un'esperienza di vita in senegal

 Dal “Paese della Teranga”, della quotidianità condivisa, il 12 marzo in pieno lockdown sono improvvisamente piombato in una nuova realtà e “normalità”, nostro malgrado non più condivisa, catapultato in un’esperienza drammatica tutta da vivere, come quella attuale che stiamo trascorrendo in Italia, senza avere il  tempo sufficiente per metabolizzare. Il mio pensiero in questi giorni è andato alle periferie di Dakar, alla spiaggia di Saint Louis, la prima città coloniale dell’Africa nera, ai bambini che, tra nuvole di polvere, animali, capanne, hanno accolto esultanti e grati le coloratissime penne 101CAFFE’, dove la speranza di sopravvivere ed essere curati, qualora il Coronavirus si presenti, è pari allo zero.